lunedì 16 luglio 2012

Professioni diverse

La vedo tutti i giorni, da mesi, dalle due alle quattro volte al giorno. La prima volta sarà stata in febbraio, era bianca quasi quanto la neve di quel periodo; oggi è di uno colore dorato come la carne cotta al forno - o dal sole. La mattina è l'ultima che vedo. La sera è la prima.
La sua postazione è scomoda rispetto al mio tragitto: troppo distante al'andata, troppo veloce io al ritorno.

La domenica lei non c'è; è curioso come coesistano vari microcosmi, lavori diversi e medesimo orario: io prima non mi ero mai accorto..., non che non sapessi della sua - loro - esistenza, ma la cosa era diversa, una sorta di cliché, esistono ma non le vedi. La differenza sta nel vedere quotidianamente e, inconsapevolmente, nel toglier loro quell'etichetta cucita addosso - che poi non vedo proprio dove possano mettere etichette in quegli abiti che sono grandi poco più che francobolli! -, nel vedere che, per scelta necessità o o costrette, vivono un orario di lavoro praticamente sindacalizzato. La/le vedi lì, giorno dopo giorno, e inizia/no a diventare persone - da crisalide a farfalla - e ti ritrovi a pensare per tratti di strada: ma come fanno?, è mai possibile??

La cosa si è svolta così: sono in tangenziale e squilla il telefono, rispondo ve sono già nell'uscita, imbocco la statale ma devo prendere nota di un numero, così, il posto più vicino in cui mi posso fermare è dova sta lei, a cinque o sei metri sul suo marciapiede; freccia, accosto, quattro frecce e freno di stazionamento; lei mi ha visto arrivare - ero già al telefono e si vedeva! - ed è voltata nella mia direzione; mi sorride, poi forse realizza che che sono al telefono o più probabilmente pensa che la mia sia mera finzione e che sia semplicemente timido. La scena è la seguente: prende il suo telefono come se rispondesse - non ha composto alcun numero - mi sorride e manda bacini ad intermittenza; io sono ancora al telefono e nel frattempo ho preso il portablocco e la penna che risiede al suo interno, annotando nominativo e numero continuo aricevere e chiedere informazioni nella telefonata; lei è ancora al telefono mentre si accosta un'auto e chiede informazioni, ma lei deve aver risposto brevemente, o forse la cosa non le interesava, o forse la richiesta era sopra le righe o forse ancora lo spread influisce anche su queste microeconomie; sta di fatto che l'auto com'è arrivata se ne va, brevemente. La cosa è che è terminata anche - mi riferisco al tempo nello spazio - la mia chiamata e metto via il telefono e la cartella, ma lei è sempre rivolta verso di me, al telefono: metto la prima, tolgo le quattrofrecce e inserisco l'indicatore di direzione sinistro e parto; davvero, vorrei voltarmi a destra e guardarla, non mi è mai capitato di pqassarle così vicino, ma mi vergogno e continuo viso diritto, la seguo però con la coda dell'occhio e lei mi segue, la fua testa ruota di pigrecomezzi in senso orario e, mi fa la lingua... La sua smorfia non è volgare, così come i bacini intermittenti, si tratta di un qualcosa di ..., non so come descriverlo, 'genuino' mi verrebbe quasi da dire, spontaneo, elegante; ecco "con un'eleganza inutile", per quel che è il suo ruolo nella società.

La mia è quasi una certezza: non si ricorderà di me domattina...

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